Dopo questa lunga, doppia ed ininterrotta stagione televisiva di BAG - Non solo CULTura, siamo giunti all'ultima puntata, prima delle vacanze estive. La puntata n. 65, un numero importante per me e per il registra Marcello Savi. Per questo motivo, lo ringrazio e ringrazio tutti coloro che hanno contribuito all'ideazione, alla messa in onda e al successo della trasmissione. In particolare, voglio dire grazie ad Enrica Prati e a Nicoletta Bracchi. E grazie ai telespettatori, ai tanti che ci hanno fermati per strada, che ci hanno scritto o anche solo guardato. Per non scadere nella malinconia, e soprattutto per augurarvi buone vacanze, ho così deciso di dedicare la parte finale della puntata n. 65 al rock grintoso, eclettico, contagioso e frizzante del mio gruppo preferito: The Who. Don't cry, don't raise your eye. Eleonora
Cari telespettatori e amici di "Bag", fino alla fine di giugno ci faremo compagnia, cercando come sempre di sfiorare alcuni tra gli eventi più importanti che ruotano intorno a noi e alla nostra città, in questo soleggiato inizio d'estate. Inizieremo dall'Odin Teatret di Eugenio Barba, una compagnia che torna a Milano dopo 14 anni di assenza, che ha segnato indelebilmente il teatro contemporaneo, e proseguiremo con gli U2. In attesa del loro tour mondiale, che nella prossime settimane toccherà anche l'Italia, esce infatti il fim "U2" in 3D. Si tratta del primo, straordinario lavoro in 3D che riguarda il mondo della musica. E, non a caso, a tenerlo a battesimo è il gruppo rock più importante degli ultimi decenni. Non perdete, dunque, la puntata di giovedì prossimo e nemmeno quelle seguenti fino all'ultima di giugno, che concluderà questa lunga e doppia stagione del nostro programma, prima di andare un po' in vacanza.
Cari telespettatori, BAG - Non solo CULTura giovedì andrà eccezionalmente in onda alle 21. Sarà infatti uno speciale, più lungo del consueto, dedicato a Mick Jagger dei Rolling Stones, che nei giorni scorsi ha presentato a Cannes il documentario Stones in exile. Il filmato è diretto da Stephen Kijak ed esce in concomitanza con Exile on Main St, che per molti resta uno dei migliori album dei Rolling Stones e che oggi viene ristampato con l'aggiunta di tracce inedite. Lo speciale in onda giovedì conterrà spezzoni della presentazione di Jagger a Cannes, un video solista concesso a Bag dalla sua casa di produzione e immagini relative a Stones in exile: un'anteprima che anticipa di alcuni giorni l'uscita del film.
La trasmissione sarà dedicata a Giorgio Sogni, piacentino, grande amico dei Rolling Stones, scomparso prematuramente per un male incurabile.
Nella rubrica settimanale in onda questa sera, parlerò di Bobby McFerrin, considerato il Jimi Hendrix delle corde vocali. Il più stupefacente vocalist del panorama musicale contemporaneo ha appena sfornato il suo ultimo album, "Vocabularies" (un esempio di eccellenza in quanto a interpreti, arrangiamenti e cura dei dettagli) e, soprattutto, si appresta a tornare a dirigere la Filarmonica del Teatro alla Scala di Milano, formazione diretta dal piacentino Ernesto Schiavi. Esperienza, quest'ultima, che McFerrin aveva già compiuto, ottenendo grande successo, qualche anno fa. Se è legittimo che un tempio della musica come la Scala apra la porta a personaggi un po' "ai limiti", va però precisato che McFerrin è un musicista di grande cultura, con un backgroud di tutto rispetto, tanto che lunedì 17 maggio dirigerà brani di Ravel, Fauré, Rimskij-Korsakov e Bernstein. In programma ci sarà anche una sua composizione e il concerto sosterrà la Croce Rossa Italiana.
Dunque dissento, esprimendo la mia modesta opinione, sul fatto che il Teatro Municipale ospiti, la sera seguente, un concerto di Irene Grandi. Non ho nulla contro la cantante, che peraltro non rientra tra le mie preferenze musicali, e trovo positivo il fatto che a Piacenza la Cultura proponga anche eventi che possano coinvolgere i giovani, così come un pubblico vasto. Tuttavia, specialmente in questo periodo di crisi (e, di conseguenza, polemiche) relativa ai probabili tagli che ulteriormente aggraveranno non solo la situazione culturale del Paese ma proprio il "teatro", quel luogo che, più di altri, ha contribuito a portare la nostra eccellenza artistica in tutto il mondo fin dall'antichità, ritengo che questa scelta sia un po' inopportuna.
Lungi dal voler tornare alle sterili polemiche sul caso Allevi, mi sento però affine ai grandi maestri - da Uto Ughi a Claudio Abbado - che hanno espresso perplessità all'idea che il "pop" (e non il cantautorato popolare colto di un Gaber o di un Fossati, per intenderci) entri nei templi della Musica con la M maiuscola. Probabilmente questo è solo l'ennesimo segnale della crisi economica in atto. Crisi che però, a mio avviso, potrà risolversi solo puntando al massimo sulla qualità.
Sarà forse perché era il 25 aprile, ma ieri ho particolarmente apprezzato l'ascolto del nuovo album di Jakob Dylan, "Women and Country". Il primogenito del mitico Bob, in realtà, ci è sempre piaciuto. Un po' perché musicalmente ha scelto una strada piuttosto diversa e distante da quella del padre, un po' perché con il padre ha mantenuto un ottimo rapporto e non manca mai di ricordarlo nelle interviste. Ma torniamo a "Women and Country": un album che mostra una vera e propria evoluzione e maturazione di Jakob, che dapprima aveva optato per la musica rock mentre ora sceglie il linguaggio delle tradizioni, in bilico tra la semplicità e al tempo stesso originalità del suono, grazie alla collaborazione di T-Bone Burnett. Come a dire che non necessariamente un figlio d'arte debba per forza appoggiarsi a cotanto padre, magari per vendere molte copie in più. Ad ogni modo, se la risposta di Bob ancora vola nel vento, il messaggio che Jakob canta nei brani del suo ultimo album è chiaro fin dal titolo: "Credo che le donne e la nostra terra, non solo in America ma in tutto il mondo, siano i punti focali della nostra esistenza - racconta Dylan jr - Rappresentano il principio e la fine di ogni nostro sforzo, di ogni nostra azione. Sono convinto dell'importanza di questi concetti... oggi più che mai". Grazie, Jakob
Tra un consiglio musicale e un'intervista, tra un'ironica critica flash sull'ultimo film hollywoodiano e la segnalazione di qualche libro "cult", è trascorso un anno dalla prima puntata di BAG - Non solo CULTura. Un anno che è volato, incredibilmente, proprio come quando si fa un lavoro che si ama, circondati da persone positive. E tra queste, i molti telespettatori che ci hanno mostrato la loro attenzione o addirittura manifestato il loro entusiasmo. Personalmente, voglio ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questi 12 mesi fatti di tanti piccoli bei momenti. E, con l'augurio di trascorrerne altrettanti in vostra compagnia, nella puntata in onda questo giovedì spegneremo una candelina su una torta, condivisa idealmente insieme a voi. Con il sottofondo, tipicamente bagarottesco, di una canzone dei Beatles.
Cari Telespettatori di Bag, lo ammetto: nei preziosi 3 minuti della nostra rubrica settimanale ci è concessa una straordinaria libertà: quella di poter scegliere di non parlare del Festival di Sanremo. Sì, lo sappiamo che tanto ne parleranno tutti gli altri e sappiamo anche che le case discografiche hanno già iniziato a battere il colpo da un pezzo. Sappiamo anche che a Sanremo quest'anno c'è una giovane cantante piacentina, Nina Zilli (Chiara per gli amici) e che il palco dell'Ariston, in tempo di magra, resta comunque un'opportunità per raggiungere il pubblico televisivo. Ma... la musica? Sì, la musica. Quella che, rarità a parte, la si ricorda a malapena, solo quando chi è arrivato ultimo imbocca la via delle radio e impazza (ormai su internet, non certo nei negozi di dischi) o quella di qualche pubblicità di biscotti per bambini o collant velati per signorine sexy che sfrecciano attraverso le macchine di una via di scorrimento milanese, sotto la pioggia battente (senza un ricciolo fuori posto).
E allora... la musica? Quale musica? E di chi? Quella, forse, di Carla Bruni (che riesce a far sorridere solo quando viene scimmiottata da Fiorello?), che in realtà al Festival non ha accettato di venire poiché Cristicchi ha scritto una frase anti-firstSarkòlady? - sarà poi vero??? Quella di Morgan, che di meglio non trova che sparare sciocchezze, facendo il maledetto (che ha in realtà, oltre al vizio, il polso della situazione di uno scoop pubblicitario studiato a tavolino?) La musica di chi, insomma? Dei giovani? Degli ospiti? Di quelli "già visti ma che poi cosa han cantato chi lo sa???" E alla fine, a chi importa?
A noi no. Ecco, quindi, uno dei motivi per cui parlare di Peter Gabriel, che a 60 anni se ne esce con un album di cover arrangiate per un'orchestra di 40 elementi dal titolo "Scratch my back" ("Grattami la schiena"), quasi tre decenni dopo la sua "Shock the monkey", brano con cui l'ex Genesis (in qualità di ospite) scandalizzò il pubblico "benpensante" dell'Artiston, ci sembra il modo migliore per affrontare questo "periodo sanremese". Tanto, ci faranno comunque sapere chi vincerà. Non solo la nostra vita non cambierà, ma due giorni dopo non ricorderemo nemmeno il nome del vincitore. E la cosa più grave è che, di tante canzoni, nel cuore della gente sarà entrato ben poco. La vera musica, come ogni altra forma d'arte, non è quella che si vota.
Cari telespettatori, il nuovo anno è iniziato all'insegna delle gelate. Quale rimedio migliore, per riscaldare gli animi, dell'ascolto di splendida musica, buone letture e qualche bel film? Non perdetevi le nuove puntate di BAG - Non solo CULTura, in onda tutti i giovedì sera alle 20.10 (circa), che puntualmente qui segnala gli artisti che compongono il sottofondo musicale ideale dei nostri prossimi argomenti: The Pretenders, Joan Armatrading, Eugenio Finardi, Cassandra Wilson, Alanis Morissette, Leonard Cohen, Manhattan Transfer (in foto), The Black Crowes, Elio e le Storie Tese. Dite la verità... vi sentite già al calduccio!!! Eleonora
Cari amici di Telelibertà, proprio oggi il quotidiano Libertà ha pubblicato l'intervista esclusiva a Paul McCartney, realizzata a Bruxelles (è pubblicata a pagina 37, quindi cercatela bene tra le pagine, se siete interessati all'articolo). Ma la nostra emittente televisiva, come ho avuto modo di annunciare nella puntata di Bag in onda in questi giorni, ha in serbo, tra i tanti "regali" per i suoi fedelissimi telespettatori, anche uno Speciale Bag interamente dedicato all'ex beatle Paul McCartney. Lo speciale andrà in onda la sera del 24 dicembre e in replica nei giorni successivi, per tutto il periodo delle festività natalizie. In questo documentario, curato come sempre da Marcello Savi, con la preziosa consulenza di Nicoletta Bracchi, presenterò una serie di filmati interessanti, che cercheranno in sintesi di stendere un profilo adeguato della figura di McCartney, dal punto di vista musicale e del suo impegno sociale. Oltre a spezzoni di video originali, e a recenti filmati dal vivo, vi saranno estratti dell'arrivo e dell'intervento di Paul a Bruxelles e un momento dell'intervista riguardante l'appello a favore del clima e di un'alimentazione meno ricca di carne rossa. Il finale, concesso dalla Mpl Communications Ltd, consiste nella splendida esecuzione della ballata Calico Skies, proposta pochi mesi fa a New York. E se i miei più sentiti ringraziamenti vanno agli addetti stampa del Parlamento europeo, nonché a Paul McCartney e a tutta la Mpl, i miei sinceri auguri quest'anno vanno ad un pubblico "particolare": lo speciale è infatti dedicato ai giovani e a tutte le persone che soffrono perché la musica possa condurre e alleviare. Come sempre, Eleonora
Nella puntata del 10 dicembre di Bag abbiamo voluto ricordare due grandissimi rivoluzionari, in campo letterario e musicale, che hanno contribuito ad allontanare la cultura dei cosiddetti "anni bui" dal conformismo: John Lennon e Jack Kerouac. Ricordiamo infatti che siamo entrati ufficialmente nel trentennale dell'anniversario della morte dell'ex beatles, del quale proporremo alcune rare immagini di una sua camminata nel Central Park di New York City, e che il 2009, l'anno che si sta chiudendo, è il quarantennale della scomparsa dell'autore di On the road, considerato il Re dei Beat, sepolto nel piccolo cimitero di Lowell. La lapide dove giace Jack Kerouac recita una frase molto commovente e vera: "Qui giace Kerouac che ha onorato la vita". Le canzoni che sentirete in questa puntata sono Mind games di Lennon e Kerouac dei Morphine. Alla prossima! Eleonora
